Strumenti cres 57

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Education magazine edited by the italian ngo Mani Tese. Number issue "meaning of words"

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    strumenti cres 57 supplemento al n. 473 di manitese luglio/agosto 2011

    Parole, parole, parole Restituire sensoe dignit alle parole

    spunti di riflessione

    03 Il dovere di studiare e la (finta) libert di non studiaredi gianluca Bocchinfuso

    04 Un confronto illuminante a cura di piera hermann

    07 Solo un danno collaterale?di antonio tricarico

    12 CibinviaggioInventa un gioco sul diritto al cibo, vinci la cena di classe a km zero!proposte didattiche

    14 La terza R e Candelaria RomeroUn incontro che ha lasciato il segnoa cura di Valentina rossi

    Strumenti57

    parole, musiche, immagini

    41 Bibliografia ragionataa cura di e. assorBi, a. di sapio

    43 La costruzione del nemico Note a margine di un saggio breve di U. Ecoa cura di elisaBetta assorBi

    44 La rabbia del vento (S. Yizhar)a cura di dunia martinoli

    segnalazioni

    45 Segnalazioni bibliografiche

    46 Le nostre pubblicazioni

    17 dossier

  • Parole, parole, parole editoriale

    Il Cres invecchia! Non conforta il fatto che fisiologico che i membri dellassociazione avanzino negli anni. Il punto che non si profila quel ricambio generazionale che abbiamo sem-pre auspicato: invecchiamo senza crescere anche noi come lItalia degli economisti?Da anni ci spendiamo sullEducazione del Cittadino (quello necessario oggi!) come sintesi e coinvolgimento delle Educa-zioni ( pace, intercultura, sobriet ecc.) che devono essere asse portante dellinsegnamento..ecc. ecc. ecc. Non stiamo qui ad entrare nel merito di tutto ci, ma pu apparire innegabile che si vada nella direzione opposta! La scuola ha sempre meno cure, meno fondi, meno perso-nale, meno prestigio. Gli insegnanti sono invitati a tornare indietro, al modello io spiego e tu ripeti, a canoni disciplinari acriticamente accolti, ad epistemologie ampiamente superate dal sapere contemporaneo. Lo vuole certa politica, lo voglio-no i genitori che legano il prestigio di un istituto al numero delle bocciature e anche molti tra gli stessi insegnanti, indotti a pensare che in queste condizioni! non si possa fare altro. E poi lidea fondante di scuola pubblica malmenata in ogni modo. Sempre pi spesso nelle citt le famiglie bene mandano i propri figli in quelle scuole private facoltose che danno loro ci che la scuola pubblica sperava di poter mettere a disposizione di un numero sempre maggiore di studenti: uscite e viaggi, esperienze, orientamento individualizzato, cultura cosmopolita, lingue (guarda che strano, nessuno di questi genitori sembra preoccuparsi dellapprendimento del dialetto!)

    EppureEppure, nonostante tutto ci, noi del Cres crediamo che la nostra fatica sia stata non solo ben spesa, ma conservi, forse oggi pi che mai, tutto il suo valore di proposta non solo giusta, ma sensata.

    Sensata perch ne abbiamo conferma dagli insegnanti che trovano i nostri libri, gli articoli, i corsi di formazione utili per i loro bisogni e per quelli degli studenti.Sensata perch ben radicata nella forza innovatrice che ha trasformato dal basso la scuola italiana; certo non nella sua totalit, ma portando molto spesso a risultati deccellenza che hanno il solo difetto di essere molto poco conosciuti perch nella collettivit esiste solo unimmagine della scuola stereoti-pata e monocorde.Sensata perch portatrice di pathos e valore etico, la cui man-canza tra i caratteri pi urticanti della societ che vorrebbe imporsi, come dimostrano ormai esplicitamente iniziative, movimenti, ecc.Sensata perch niente affatto isolata a livello internazionale, ma anzi in linea con lEuropa istituzionale e con le innumere-voli reti transnazionali di riflessioni e buone pratiche.Ma sensata soprattutto perch le idee che ci orientano sono gi al lavoro nella societ contemporanea! Molto pi di quanto siamo portati a credere dalla dis informazione in cui siamo immersi. Certo la famosa Incertezza ha generato paura, ma ha anche dato vita nel sociale ad un fiorire appassionante di sperimentazioni, innovazioni, contatti e confronti. Il mondo infatti, per fortuna, non ha solo il senso critico di una saggia vecchiaia, ma anche laudacia e la fruttuosa creativit della giovent.E allora concludiamo che lo slogan che invoca la resistenza non ci basta! Non solo per noi, ma per tutta la scuola italiana ci vuole un vero e proprio scatto di orgoglio. Sentirsi solo vittime deprime liniziativa e finisce con lavallare limpoten-za. Non parliamo solo di ci che ci manca ( un circolo vizioso che invera s stesso), ma soprattutto di quanto facciamo e vogliamo fare! Checch se ne dica, i protagonisti della scuola siamo noi insegnanti (e naturalmente i ragazzi, ma il loro pro-tagonismo dipende da noi, altrimenti si girano altrove!).

    E poiE poi ogni giorno abbiamo davanti i nostri allievi. Possiamo anche non condividere tante cose che ci dicono lEuropa, i pe-dagogisti, i disciplinaristi illuminati e, nel suo piccolo, il Cres: ma dobbiamo ricordare che ogni nostra scelta o nonscelta comporta sempre una responsabilit di quanto facciamo per loro.Poniamoci con empatia ed intelligenza. Noi che scriviamo e voi che ci leggete.

    Ci sar un ringiovanimento del Cres?

    Piera Hermann

    Eppure

    Periodico in pdfPer ricevere il periodicoin formato pdf scrivi a:cres@manitese.it.un Piccolo gesto che Permette di ridurre la nostra imPronta ecologica quotidiana.

  • Il recente libro di Paola Mastrocola sulla scuola (Togliamo il disturbo. Saggio sulla libert di non studiare, Guanda, Parma 2011, pp. 271), che tanto ha fatto discutere e scrivere, potrebbe essere licenziato in due punti: 1) un finto saggio (per sua stessa ammissione nel testo) e quindi ha una visione parziale della scuola legata solo al percorso liceale (anche se non manca di bocciare in toto elementari e medie perch non insegnano pi a scrivere) e allidea che lautrice ha sullar-gomento tra storia e memoria personale; 2) pone laccento solo sugli studenti, cari-candoli, in maniera generalizzata, di tutti i mali possibili il vero problema che i nostri giovani non hanno nessuna voglia di studiare (pag. 33) e arrivando alla sintesi che la scuola , esiste, vive solo per i bravi, per quelli che studiano. Sul verbo studiare torneremo pi volte. Detta cos, anche una lettura critica (che sempre soggettiva) avrebbe poco senso perch il libro risulterebbe subito smontato nei suoi due pilastri principali e il resto lo seguiremmo con landamento romanzato del racconto. Smontato perch non ha il rigore del saggio soprattutto nella pagine centrali Parte seconda. Breve storia del non studio in cui Rodari, don Milani, la didattica per competenze e luso di internet sono affrontati da un punto di vista (legittimo!) talmente perso-nale da diventare unopinione tra le tante che, alla lunga, non giova alla discussione e al confronto sulla scuola. Col rischio di scivolare nel facile populismo e nella demagogia che spesso aleggiano tra chi si occupa competente o non competente di questioni scolastiche. Alcuni esempi di rinforzo rispetto a quan-to affermo: Com possibile far fuori cos i contenuti (le nozioni!?). Eppure la pen-siamo ancora cos: oggi pi che mai si vuole questo, e lo si teorizza con lesaltazione

    della metodologia, lesecrabile vittoria dei metodi sui contenuti, dei modi di inse-gnare sulle cose, effettive e basilari, che dovrebbero essere insegnate (pag. 111): un buon lavoro metodologico si fonda su una severa scelta dei contenuti (non sulla loro scomparsa) adatta allo sviluppo del curri-colo o di parti di esso (non del programma ministeriale sempre uguale a se stesso) in relazione alla classe e alla fondazione/rinforzo delle competenze; Non facendo pi grammatica e letteratura, noi stavamo implicitamente togliendo ai nostri ragazzi la possibilit di capire le parole, il senso astratto, simbolico, plurivoco delle opere pi alte dellingegno umano (pag. 112): unaffermazione generica che tralascia il vero problema, cio le competenze (e non solo le conoscenze mai ad usum Delphini) degli insegnanti per fare vivere e amare la letteratura e far emergere nello studente limportanza della grammatica nella loro vita quotidiana; [] di colpo abbiamo ri-tenuto noiose materie come la grammatica,

    la storia, la letteratura, e abbiamo deciso quindi di non farle pi, o di farle di meno. O di farle senza grande convinzione. O di trasformarle in una versione pi allegra e divertente: in un gioco, appunto. Cos ab-biamo dato inizio alla scuola del gioco: la scuola gioco, linsegnante insegna giocan-do e gli alunni giocano imparando, e tutti sono felici e contenti (pag. 118): educa i ragazzi ripeteva Platone col gioco, cos riuscirai meglio a scoprire linclinazione naturale; aggiungo che non esiste una modalit per insegnare e fare apprendere tutto: il bravo insegnante sceglie, misu-ra, verifica quale pratica pi consona allapprendimento dei suoi allievi e, se scopre che il gioco in alcuni contesti favorevole, lo gestisce da professionista facendolo agire in modo diverso ai sui allievi; il sapere tout court non importa pi a nessuno (pag. 139): la coniugazione coerente tra sapere e sapere fare dovrebbe essere la bussola di ogni insegnante che sa interrogarsi, sa optare, riesce a capire i bisogni e non soltanto mettere numeri dopo lezioni dottrinali; Guardare, leggere, stampare sono i verbi che hanno sostituito il verbo studiare: la cosa pi grave che, per, ci danno lillusione di aver studiato. Noi usciamo da internet con lillusione di sapere, questo il guaio (pag. 164): vero, ma cosa fa la scuola per rendere realmen-te consapevole luso delle nuove tecno-